Bambina

Eccomi, è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho scritto quassù. Nel frattempo sono successe un po’ di cose: ad esempio ho compiuto 20 anni, festeggiati tre o quattro volte e ancora non festeggiati con le amiche del liceo….quindi…. Ho superato un altro esame, iniziato nuovi corsi all’università, visto per la prima volta un film di Hitchcock,  ricevuto un libro già letto d’un fiato, quasi finito di rivedere tutte le puntate di Rossana e ho preso la febbre.
Mi pare tutto.
Avevo anche scritto di getto un bell’intervento in occasione dei miei vent’anni e della mia progressiva sensazione di invecchiare, ma tutto sommato penso che lo terrò per me, è una bella pagina di diario. Interessante, direi. Soprattutto perchè ha restituito a me stessa la sensazione di essere ancora un po’ bambina, un po’ adolescente, certo non adulta; una strana percezione di me stessa.
 
 
Ho letto un post di Elena che mi ha messo una comprensibile malinconia, se non tristezza, addosso.
 L’aggettivo "sfracellata" si adegua alla sensazione che si prova dalle parti del cuore quando gli occhi si posano in altri occhi che stanno per morire, che vogliono morire.
Ho perso mio nonno tredici anni fa, quando ero ancora piccola. Non ho mai ben capito perchè, ma quella data è una specia di spartiacque della mia vita: c’è un prima e c’è un dopo, c’è una Susanna di prima e una di dopo, quasi come se in quel momento fossi uscita dall’infanzia.
In realtà non è così, naturalmente: ancora non ci sono uscita adesso, dall’infanzia..
A pensarci, è passato un sacco di tempo. Abbastanza da dimenticarne la voce, o lo sguardo. Abbastanza da confondere il tuo ricordo con quello che altri dicono di quella persona, elementi che si sovrappongono, che costruiscono un uomo diverso da quello che ricordi tu, aspetti che non conoscevi.
Non è così: c’è un nonno mio, con la sua voce e il suo sguardo, e un nonno che raccontano gli altri.
Ero piccola. Come tutti i bambini pensavo che la malattia, quella cosa strana di cui si parlava a bassa voce, il cancro, sarebbe guarita, come quando io avevo la febbre.
Mi sono ripresa in fretta, dopo qualche tempo stavo di nuovo in forma, ero una bambina: così piccola che il dolore degli adulti, così grande, semplicemente dentro di me non poteva entrare. Eppure in me, da qualche parte, qualcosa si è sfracellato, e tale è rimasto fino ad adesso.
Soprattutto quando penso che con lui, il nonno che mi regalava i gelati in cambio di un bacio e mi faceva dormire sulla sua pancia, non ho fatto tante cose. Non ho parlato di cose importanti, non gli ho chiesto consiglio quando dovevo decidere, non mi ha visto andare al liceo nè compiere diciott’anni, non mi ha aiutato a prendere la patente nè insegnato a cucinare bene come lui; non mi ha consolato nè ascoltato le mie confidenze, non ha letto le mie cose nè mi ha regalato fiori la mia prima volta su un palco, non mi ha insegnato come affrontare la vita nè regalato le sue massime, che ogni tanto escono dalla bocca di qualcuno; non abbiamo parlato da soli davanti al ristorante dei mei, al sole, in primavera, quando fioriscono i gelsomini; mai visto insieme un bel film di quelli che fanno ridere, come piacevano a lui, o discusso insieme e di politica e di religione; non mi è mai venuto a prendere a scuola o in piscina quando i miei non potevano, o mangiato con me le prime fragole della stagione, non mi ha mai regalato la macchina che mi aveva promesso quando avevo quattro anni e a malapena sapevo andare sul triciclo; non mi ha mai sgridato o disapprovato quando ne avevo bisogno, mai insegnato come non sbagliare, mai dato una sberla quando me lo meritavo; e non mi vedrà mai ringraziarlo o abbracciarlo per questo, fare un brindisi con lui il giorno della mia laurea.
Quello che mi manca di lui è quello che è stato, ma soprattutto quello che avrebbe potuto essere. E non so come sarebbe stato posticipare un po’ quella rottura di un pezzetto di me, per vivere con lui alcune di quelle cose, e iniziare a conoscere un po’ meglio l’uomo Giovanni, oltre che mio nonno Baffo.
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3 pensieri riguardo “Bambina

  1. quegli esseri strani che qualcuno chiama nonni… 😉 e questo non è un’occhiolino…ma una lacrimuccia…

  2. subli oggi sentivo il bisogno ti qualcosa di vero ed indovina dove sono andata a finire ? nel tuo spaces ! ho troveto come sempre quello che cercavo ,quello che mi aspetto da una persona come te !l’autenticità e e la profondità di pochi ,non sono brava come te a scrivere ma spero di riuscire a comunicare tutto il mio apprezzamento .non so se è tutto merito del tuo " baffo" ma c’è c’è di fatto che sei una persona stupenda .spero di avere sempre un posto nel tuo cuore ,ti adoro …-tua marcella-

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