IN IRrealtà

 
 
Il ragazzo fissava intensamente l’orologio appeso alla parete, che ticchettava facendo oscillare pigramente il suo pendolo.
La parete non ticchetta.
È l’orologio a ticchettare. E a far oscillare il pendolo.
Non si capiva.
Certo che si capiva. Se la smettessi di guardare quella roba eviteresti di ubriacarti e potresti cominciare ad ascoltare e capiresti le cose dal contesto.
Hai costruito male la frase.
Costruisco la frase come mi pare, il racconto è mio e lo gestisco io.
E poi questa roba è di ottima qualità.
Si, infatti si vede. Hai gli occhi che già cominciano ad arricciarsi per l’acido.
Non è vero.
Vuoi sentire il resto o no?
Se proprio ci tieni.
Il ragazzo fissava l’orologio che ticchettava appeso alla parete, facendo oscillare il suo pendolo.
Così sembra che sia il ragazzo a far oscillare il pendolo.
Il ragazzo fissava l’orologio che ticchettava facendo oscillare il suo pendolo, appeso alla parete.
Già va meglio.
Smettila di guardare quella roba. Guardati, sei dipendente. Ti andrà in fumo il cervello.
È ottima roba.
Finirai come quelli che vanno in giro là fuori, gli occhi tutti arricciati per l’acido che ormai non ci vedono più.
Vorrà dire che ascolterò te che mi sussurri nelle orecchie il tuo racconto. Tanto lo so che ci lavorerai per sempre, non lo finirai mai.
Ad un certo punto venne l’ora che il ragazzo aspettava. Si alzò dalla sedia e si rese conto che però adesso era tutto diverso, visto da lì. Immediatamente dopo lo scoccare dell’ora che aspettava, era tutto cambiato.
Solo il pendolo oscillava sempre uguale.
Interessante.
Dici che può andare?
Ma si, vai avanti.
 
 
 
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