Pomeriggi di gennaio

Susanna è uscita per andare in città (Susanna va in città… vi dice niente questa frase? Vi aiuto, è un film, ma cambiate il nome della protagonista. Dai che ce la fate.)

Susanna va in città e per farlo prende la macchina. Peccato che questo voglia dire cercare parcheggio praticamente in centro, di sabato pomeriggio, il primo giorno di saldi, e, ovvio, rigorosamente sulle strisce bianche perchè io di andare pure a pagarlo il parcheggio non se ne parla proprio, già è tanto che metto la benzina e poi non c’ho i soldi spicci, certo. Ma non fa niente, perchè dopo lunga attesa di famiglie che prima di uscire da quel posto devono smontare settundici passeggini, seggiolini e bambini (no aspettate: i bambini non si smontano, è vero. Un lapsus, via) si riesce finalmente a parcheggiare.

Dopo un’oretta Susanna ha fatto quello che doveva fare e passeggia per la via del centro: entra in libreria cercando di resistere all’impulso di spendere tutte le buste* ricevute a Natale in libri. Non sapendo decidersi, pensa che per questa volta sarà meglio non comprare niente ed esce, chiedendosi perché proprio quando si è decisa a rifare la tessera della libreria, le tessere nuove tardano mesi ad arrivare. Vabbuò.

Susanna allora entra in un negozio di abbigliamento che un tempo era uno dei suoi preferiti perché ci ha comprato una sola maglietta ma valeva per dieci perché era bellissima. Non è affollato, si prova un maglione (Susanna odia i camerini senza specchio a causa dei quali sei costretta a uscire e farti vedere da tutti per specchiarti), le piace tanto ma tanto però, paradossalmente, le sta stretto. Ora voi penserete: paradossalmente? Ebbene si, perché, al contrario di quanto potreste pensare, la M di quel maglione mi va a pennello di vita e di fianchi, tiè, ma mi stringe…sul seno. Ora, vorrei dire che questa cosa è scoraggiante: s’è mai sentito che una che non è proprio un peso piuma non può comprarsi un maglione per il seno? Bene, si dice Susanna, pazienza, non lo prendo.

Susanna esce e si dirige verso il parcheggio. Susanna cammina e pensa. Ma fa solo due passi e poi si blocca. Sta lì in mezzo alla gente qualche secondo, poi si volta e rientra.

Le commesse d’oggi non si stupiscono più di niente.

Susanna esce pochi minuti dopo con una busta contenente il maglione. Macchemmefrega, sopra lo lascio aperto.

Susanna arriva al parcheggio felice, contenta e infreddolita. Se lo fa quasi tutto e piedi mentre tenta (invano) di localizzare le chiavi nella borsa al tatto con indosso i guanti. Non fa subito caso al fatto che non vede la macchina. Quando focalizza la situazione, si ferma e si guarda intorno. È convinta di aver superato il luogo dove avrebbe dovuto essere la macchina. Si guarda intorno spaesata. Poi si riguarda intorno corrucciata.

O casso, m’hanno fregato la macchina.

Casso.

E invece no: era lo str antipatico camioncino bianco parcheggiato vicino alla mia che me la nascondeva alla vista.

Cara la mia pandina. Susanna odia i camioncini.

Ma questo è successo ieri: oggi è successa un’altra cosa. Stavo guardando distrattamente quella trasmissione carina e interessante che è Per un pugno di libri, mentre cercavo di scrivere la deliziosa relazione per il corso di latino. Ad un certo punto parte l’intervento di Gianrico Carofiglio, perché in quella trasmissione fanno intervenire qualche tizio, di solito a proposito, sul romanzo di cui si parla, oggi si parlava di non mi ricordo quale libro di Sciascia e hanno fatto fare l’intervento a lui, a Carofiglio intendo, che secondo me è proprio bravissimo ma bravo a scrivere, però parla strano, mi ricorda un sacerdote che conosco. Ebbene, mentre pensavo a questa cosa del parlare strano, e ascoltavo anche quel che diceva nonostante io quel libro di Sciascia non lo abbia letto, per esempio diceva che si è messo a cercare tutti gli anagrammi della locuzione la verità (è una locuzione no?) e i tre più interessanti sono relativa, vabbè, e poi rivelata e l’altra era evitarla, carina sta cosa, mentre la diceva io lo guardavo, e mi sono accorta di una cosa.

Gianrico Carofiglio non sbatte le palpebre. Lo giuro: avrà parlato per quanto? Tre minuti? Lo avessi visto una sola volta battere gli occhi, una sola! Ho smesso di ascoltarlo e mi sono messa a guardare unicamente gli occhi, mi sono pure sforzata di non sbatterle io, le palpebre, per non perdermi neanche un nanosecondo, e me possino ceca’ se ha chiuso gli occhi una volta che sia una. Aveva lo sguardo fisso (concentrato o orbo?) e quando l’ho fatto notare a mia sorella il suo commento è stato questo ha pippato.**

Sia come sia, o ha sviluppato capacità sovrumane, oppure non ne ha fisiologicamente bisogno. Ma insomma.

Carofiglio non ha bisogno di sbattere le palpebre, questa si che è una scoperta.

*i sordi, rega’, i sordi.
**No dai, non lo pensa davvero. Le piace scherzare.


P.S. avrete notato lo strano stile di questo intervento. Susanna annuncia ufficialmente che Windows Live Writer è una sòla (oppure è lei che non lo sa usare. Fatto sta che è stato disinstallato dopo un solo utilizzo, alla malora.)

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