L’ennesimo sabato sera


In cui sto a studiare. È per questo che adesso non trovo niente di meglio da fare che scrivere un post. Tra l’altro devo anche iscrivermi all’esame proprio questa sera è ho una forza interna che mi spinge (inspiegabilmente, eh!) a non farlo. Noooo non lo fare che poi ti tocca andare lì e venire bocciata e sai che due palle.
Ma lo farò, lo farò non temete. Adesso raccolgo il coraggio col cucchiaio e vado.

Nel frattempo vi racconto che poi giovedì, che come vi sarete accorti era il mio ventunesimo compleanno, siamo partiti che non dovevo fare niente e al massimo prendevamo due paste da Napoleone (la pasticceria più buona di Rieti, dal mio punto di vista l’unica parché l’altre manco le considero, tze) e invece siamo finiti con una decina di persone a tavola, cena coi controfiocchi e quattro vassoi quattro di paste fatte da mia madre, la più piccola delle quali aveva la grandezza del mio palmo. E le quali paste si presentavano di quattro tipi diversi: tartufi bianchi alla crema chantilly già citati (perché li fa Napoleone che sono un dono del Cielo, una prova che Dio esiste, e quelli di mamma non sono da meno), bignè panna e cioccolato, bignè zabaione e nocciola e bignè al liquore e crema pasticcera. Una porcata totale.
Mi invidiate, lo so.

Stamane invece, altro episodio ameno. Alle 8 e 20 suonano il campanello: un aitante, giovane scaricatore di prodotti per la ristorazione (io ero sveglia da venti minuti e gli altri tutti a letto). Quando lo guardo dalla finestra del salotto si fa strada in me l’orribile consapevolezza: mi tocca scendere ad aprire al tipo con la faccia piena di occhi azzurri. Realizzo che: ho indosso un pigiama rosa pesante simil flanella, calzettoni rossi tipo Babbo Natale, ciabatte azzurre con stampato un bel fiorellone glitterato, che fanno pendant con il maglione melange di due taglie più grande usato al posto della vestaglia, la quale frequenta ormai Chi l’ha visto; faccia non identificata dato che manco mi sono guardata allo specchio, ma sicuramente col cuscino ancora appicicato sopra; capelli sciolti e incasinati stile Medusa incazzata.
Fortunatamente la mia benedetta mamma aveva già capito tutto ed è scesa lei, ad aprire al giovane scaricatore di roba per ristoranti. Che poi io mi domando e dico: capisco, giovane scaricatore, che tu sei in piedi almeno da due ore, ma io no, e men che meno i miei, perché, se non te ne sei accorto, questo è un ristorante e si suppone che la sera lavori fino a tardi, per cui, giovane scaricatore di prodotti alimentari, cosa rompi alle otto di mattina?? E questo perché noi abitiamo qui sopra, perché se questo fosse stato un ristorante i cui proprietari abitavano in un’altra strada, in un altro paese, in un’altra città, in un’altra dimensione spazio-temporale, porca paletta, ma chi vuoi che ci sia alle otto di mattina in un caspita di ristorante, o giovane scaricatore de robba da magna’ e che appunto ce fai pure lo scaricatore de robba da magna pe il ristorante???
Però ci aveva un paio de occhi azzurri, ci aveva.

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