Senza tempo

Capitemi se ultimamente i miei post non sono allegrissimi: adesso, per esempio, sono a casa, piove torrenti d’acqua e io sono infreddolita e assonnata (si perché stamattina mi sono svegliata tardi. Se non dormo ho sonno, se dormo ho sonno, che mi devo inventare? Ma a quanto pare non sono l’unica, dev’essere una sindrome, perché c’è pure un gruppo su feisbuc su questa cosa qua, pensa te) e devo studiare una  mole di roba che mi renderà abbastanza stressata per le prossime due settimane e potete capire che non sono proprio felicissima.

Comunque, a parte ciò, io volevo comunicare al mondo che: mi si è rotto l’orologio. Ma non nel senso che non funziona più: nel senso che io torno a casa, mi sfilo la giacca e insieme vola via l’orologio con il cinturino di metallo praticamente spezzato (in realtà a spezzarsi sono state le vitine). Così, senza preavviso, senza segnalare alcunché. Lo ha deciso e basta. Come quei quadri che stanno sul muro una vita, anni e anni, e poi in un preciso giorno, a una precisa ora, in un preciso minuto e secondo, si schiantano per terra senza un motivo apparente, quasi lo avessero deciso in partenza*. Magari il mio orologio aveva deciso che doveva rompersi – e anche in maniera teatrale, il signore, con quel volo d’angelo sul pavimento che seguiva e ampliava il movimento del mio braccio stanco e nervoso – proprio nel giorno in cui ho quasi perso l’autobus, mi sono trascinata dietro una valigia pesantissima sull’altro autobus stracolmo, avevo dimenticato a casa il lettore mp3 ed ero quindi perfettamente consapevole del fatto che mi aspettava una settimana senza musica e per finire mi sentivo anche male ed ero costretta a brodino.

Mi sa che il mio orologio è uno stronzo.

Però ci sono affezionata e mi dispiace tanto non averlo più al polso, anche perché non so mai dove andare a controllare l’ora. Io vivo con quell’orologio: devo bilanciare sempre il mio tempo, che già così lo perdo abbondantemente, figuriamoci a non controllarlo nemmeno, chissà dove se ne scapperebbe.
Però, magari mi fa bene vivere qualche giorno senza lancette. Che poi non è vero che vivo senza perché con questa storia sono costretta a portarmi sempre dietro il cellulare per guardare l’ora; però sono già 5 giorni che il mio polso sinistro è nudo e leggero.
Che ne sai, magari mi accorgo che sto pure meglio così.

Che bello sarebbe, poter essere libera da scadenze, dal conteggio dei minuti, delle ore. Senza tempo, o meglio senza l’ossessione di misurare il tempo. Perché io vivo con l’orologio per controllarlo, contarlo, rendermi conto del suo passare, altrimenti ho paura di perderlo, di finirlo, di non fare… in tempo.
Magari invece, chissà, se non cercassi di imprigionarlo, scoprirei che ne ho molto di più. Di tempo.



*si! questa cosa l’ho letta da qualche parte. Appena mi ricordo libro e autore lo esterno senza por tempo in mezzo.

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