Wild Life (o forse no)

Per la serie “succede solo a casa mia”, ricorderete* che circa un anno fa di questi tempi noi (noi di casa, noi che abitiamo qua nsomma) si aveva un ospite quantomeno eccentrico: chiamavasi Ciccio Geronimo (Geronimo per le presentazioni ufficiali, Ciccio per gli amici**) e abitavasi nell’ingresso, dentro uno scatolone che mai avrebbe pensato di diventare un giorno la tana di un riccio. Ammesso che uno scatolone sia capace di pensare.
E insomma, la storia del ritrovamento e dell’adozione di Ciccio non ve la ripropino (c’è un post proprio di un anno fa, se andate tambasiando*** cercatelo): fatto sta che, mentre il giugno scorso gli tagliavo le carote a julienne e gli sminuzzavo la carne cotta, gli cambiavo la borsa dell’acqua calda e anche la “biancheria” (non avete idea del casino che riesce a fare un cosino che entra nella mia mano!), quest’anno nello stesso periodo me lo ritrovo in mezzo ai gatti a caccia della sua porzione di penne al sugo.
Ebbene si, la storia ha avuto un lieto fine: il riccio è stato liberato dopo un mese di allevamento (prima stava nell’ingresso, poi in terrazza e alla fine in un recinto all’aperto) e, sopravvissuto stoicamente alle insidie del mondo per ben un anno, è tornato a farsi vedere in compagnia di un’amichetta (o un amichetto, vai a sapere se Ciccio è in realtà Ciccia). Qualche giorno fa ci siamo accorti che i fruscii provenienti dalla legnaia sono probabilmente da attribuire alla coppia, abilissima la sera a farsi strada tra i felini nostrani per accaparrarsi qualche avanzo. Tant’è che la prima volta che abbiamo rivisto Ciccio aveva un maccherone che gli spuntava dalla bocca.
Come lo abbiamo riconosciuto? Impossibile confondere l’incredibile faccia di bronzo di quell’animale: Ciccio Geronimo è infatti l’unico riccio che non si arriccia, e questa è stata una sua caratteristica fin da piccolo (rimando al post dell’anno scorso di cui sopra). Anzi, se si rilassa un po’ è capace che al suono della voce di mia madre alza il muso speranzoso (belli i tempi in cui eri un cucciolo è? Sfaticato! Vai a caccia un po’ de ciummaniche!****).
Per cui un riccio che quando lo prendi in mano si arriccia solo per metà, con il maccherone che gli spunta da una parte, è inconfondibile (oltre ad essere un’immagine esilarante!)

La settimana scorsa ne ha fatta un’altra delle sue: anziché mettere un po’ di avanzi ai gatti al solito posto, cioè davanti alla porta della cantina, li avevamo messi proprio davanti alla porta della cucina del ristorante che dà all’esterno e che si trova proprio sopra a quella della cantina, ma rialzata su una specie di balconcino (per spiegarlo bene ci vorrebbe un altro post. Venite a casa mia e vedete che famo prima.)
Ebbene, Ciccio non si è fatto intimidire: si è fatto le sue brave scale ed è venuto a prendere possesso della sua parte! Poi non dite che non è intraprendente!
Lui si che è un animale selvaggio! Con quel muso diffidente e le zampe pronte a difendere la preda!
Però intanto ha quasi mangiato dalla mia mano. La solita faccia di bronzo.

*Continuo a riferirmi a degli interlocutori immaginari, beninteso.
**Stavo per dire che Geronimo potremmo considerarlo l’allotropo dotto. In senso lato, diciamo. Marco, Fla, aiuto!
***Traduzione del termine nel post di un anno fa di cui sopra. In caso chiedere a Marco che lui sicuro lo sa!
****Altrimenti dette chiocciole o lumache.

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