Il peso di una ragnatela

Ultimamente ho riletto un libro che ricordavo poco, “La pazienza del ragno” di Camilleri. L’ho ripreso a caso tra gli altri della libreria, mi serviva qualcosa per rilassarmi la sera.

Ebbene quel libro non lo avevo apprezzato abbastanza la prima volta che lo avevo letto. Ci sono svariati motivi per farlo (la trama è interessante, la scritura di Camilleri come sempre fantastica, il siciliano ti entra nelle orecchie senza che tu l’abbia neanche sentito, le risate dolci e amare, come sempre, sono le migliori) ma a me è piaciuto soprattutto per due motivi: primo, perché la protagonista si chiama come me, ed è un’interessante protagonista, quasi invisibile eppure al centro di tutto; secondo perché in questo libro la lingua è tenuta in grande considerazione. Camilleri riflette spesso, tramite il commissario Montalbano, sulla lingua, sulla parola; ma in questo libro lo fa di più. Anzi, parte della sua indagine si basa sulle sottigliezze della lingua, su come il suo avversario usi la parola: perché le parole hanno un peso e vanno scelte con cura. Così apparantemente innocue, impalpabili, soprattutto quelle dette e non scritte, eppure così potenti e pericolose.

In realtà non dico niente di nuovo, il potere della parola l’abbiamo capito dai tempi dei Sofisti e il discorso sembra superato. Ma c’è qualcosa di ancora più sottile nella parola, nella sua non sempre ovvia capacità di comunicare, di trasmettere, di dire. Qualcosa che non è solo il potere o la persuasione: qualcosa che è bellezza, è adeguatezza. La cura della lingua è sfruttarla per usare la chiave giusta di ogni porta, inserire il tassello giusto del mosaico, toccare la corda giusta del violino, far tremare la giusta luce nell’ambiente. L’adeguatezza. Questo perché la parola muta così come muta il pensiero, e il pensiero dell’uomo, che prende forma dalle sue emozioni, deve trovare il modo adeguato per esprimersi.

Meraviglia dell’uomo, animale dotato di parola, perché dotato di pensiero.

Chi ha sequestrato o fatto sequestrare Susanna non è un quaquaraqua, ma uno che conosce il valore delle parole.” (pag 148)

Anche per questo studio quello che studio: per imparare il valore delle parole, elemento principe, se ci si pensa, della vita umana.

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Potere sottile, quello della lingua, che ci permette di legarci gli uni agli altri e non rimanere isolati, legame forte e fragile come una ragnatela, legame ricco di bellezza e meraviglia.

“(…) Rifornimento. Siete sensibili alla poesia di questo termine? Si rifornisce una nave, si fornisce una spiegazione. L’incanto della lingua nasce da simili sottigliezze, a chi non lo avesse capito rivolgo la seguente preghiera: diffidate delle virgole.” (Muriel Barbery, L’eleganza del riccio, pag. 287)

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Stasera è tardi, prendetela un po’ come viene ‘sta riflessione.

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