L’università col dubbio

Ci saranno o non ci saranno lezioni? Inizia o non inizia l’anno accademico? I ricercatori li fanno o non li fanno i corsi?

Non li fanno. Giustamente. Vogliamo anche dar loro torto? Per cui l’inizio dell’anno accademico è rinviato “a data da destinarsi”.


Oggi, 22 settembre, nel Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia si è discusso in merito alla protesta dei ricercatori e si è giunti al rinvio dell’inizio dell’anno accademico.

Come annunciato da tempo, molti ricercatori non intendono sostenere la didattica nel prossimo anno accademico per esprimere fermo dissenso al DDL Gelmini. Le motivazioni sono ben note ed anche il nostro giornale se n’è occupato, specialmente a luglio in occasione della protesta di Lettere culminata nella notte bianca degli esami.

Ora con l’imminente inizio dell’anno accademico si registra una situazione incandescente ovunque: a Bologna viene paventato il rinvio dell’inizio dell’anno accademico, a Napoli la SUN, Seconda università di Napoli, ha rinviato di un mese l’inizio dell’ anno accademico e alla Sapienza la facoltà di Ingegneria ha deciso di «posticipare l’inizio dell’anno accademico per rimarcare la protesta contro tagli ingiustificati delle risorse e il mancato riconoscimento del ruolo dei ricercatori, con l’auspicio che si aprano nuove opportunità di confronto e di mediazione»  e nella stessa direzione sembrano andare anche le facoltà di Chimica e Scienze umanistiche.

Passando alla cronaca degli ultimi due giorni: il Senato Accademico della Sapienza del 21 settembre ha evidenziato con preoccupazione come l’astensione dalla didattica da parte dei ricercatori, non sostituibili con docenti assunti attraverso contratti a termine, avrebbe causato un insostenibile impoverimento dell’offerta formativa; tuttavia non ha deciso nessuna azione concreta a sostegno della protesta. Il rettore Frati si è limitato a rilasciare un’intervista alla Repubblica.

Sulla linea di questo Senato Accademico, nella discussione del Consiglio di facoltà odierno sono emerse in buona sostanza due posizioni fondamentali: attendere disposizioni precise ed ufficiali da parte dei maggiori organi decisionali dell’Ateneo e adeguarsi a queste o appoggiare del tutto la protesta con azioni decise. Poi, a larghissima maggioranza si è votato il rinvio dell’anno accademico a data da destinarsi; ovviamente data improrogabile è, a questo punto, il 13 ottobre, quando il DDL Gelmini sarà presentato nell’aula del Senato.

Purtroppo si debbono evidenziare alcune incongruenze: il 29 settembre si terrà la presentazione della facoltà alle matricole, ma non si sa se e quando inizieranno le lezioni; inoltre, non esiste alcun documento ufficiale che rechi i nomi dei ricercatori di Lettere e filosofia che hanno deciso di astenersi dalla didattica.

In ogni caso, se non si raggiungerà una mediazione con la controparte, ossia il Ministro dell’Istruzione e se, come auspicabile, i ricercatori continueranno nella loro protesta, al rinvio dell’inizio dell’anno accademico si aggiungeranno inevitabilmente conseguenze ancora più gravi, riassumibili nella paralisi del sistema universitario pubblico, a partire dalla chiusura di quei corsi di laurea, che non saranno più in grado di offrire un numero sufficiente di insegnamenti.

I prossimi giorni saranno decisivi, non ci resta che chiedere coerenza ed offrire sostegno a quei ricercatori promotori di una giusta protesta, i cui nomi sono nelle pagine del Cnru, Comitato Nazionale Ricercatori Universitari.

dal Giornale di Letterefilosofia.it

Mi chiedevo quand’è che sarebbe scoppiata la bomba. Dopo i fatti di luglio l’inizio dell’anno accademico era in forse, non possiamo dire che non ce l’avevano detto, i ricercatori.

Ma è proprio questo che mi fa rabbia: loro hanno ragione, e non hanno altri mezzi per falra valere, la loro ragione. Perché l’università è costretta a elemosinare, ad autobloccarsi per sopravvivere, quando dovrebbe essere uno dei motori della società.  Ed è costretta a questo per ignoranza, disinteresse e avidità.

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3 pensieri riguardo “L’università col dubbio

  1. Da un anno sono in privata e mi sento una grandissima stronza. Non perchè questi problemi non mi riguardano più, ma perchè sono scappata.
    Sono una ferma sostenitrice dell’università pubblica e del suo valore. Ho anche iniziato in pubblica. Poi, io che per altro non ho le spalle coperte dalla professione di mamma o papà, mi sono vista tagliare via il futuro.
    E ho preferito cambiare.

  2. Non ho mai pensato seriamente di iscrivermi alla privata, per una serie di motivi, ma se quella serie di motivi non sussistessero non ci penserei due volte. Se questa è stronzaggine non lo so, ma credo che a un certo punto si tratti di spirito di sopravvivenza.
    (Poi figuariamoci se noi studenti di pubblica, nonostante siamo studenti di pubblica, ci possiamo permettere di giudicare chicchessia; che proprio gira una fauna, signora mia… il discorso è troppo lungo per lo spazio di un commento ;D)

    1. Sì, è vero, ho sperimentato. 😀
      E sono perfettamente d’accordo con lo spirito di sopravvivenza. Nonostante il salasso, quel ch’è giusto!
      Io voglio studiare e voglio un futuro. Se loro non me lo permettono, io cerco il modo.

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