Due o tre cose che non sai di me – Parte terza: chiedetemi tutto ma non di cercare

Continua l’appuntamento con le mie personalissime stravaganze, che ovviamente interessano tutti. No? Bene.

Titolo strano per questa puntata, ma non per chi mi conosce: perché chi mi conosce sa, probabilmente a proprie spese, che  una delle mie principali caratteristiche è che sono completamente, irrimediabilmente, profondamente incapace di trovare qualsiasi cosa.

Se io perdo qualcosa, è per sempre. La ritroverò forse anni dopo, quando non solo non mi servirà più ma neanche ricordavo di possederla.
Se qualcuno invece mi chiede di trovargli al volo qualcosa non sa a cosa va incontro. Alla mia faccia spaesata e supplichevole, tanto per cominciare, della serie tipretipretotiprego ma questo no. E soprattutto a lunghe attese infruttuose condite da mie frasi del tipo dove hai detto che devo cercare…?

Niente, non ci riesco. Non ce la faccio. Non è colpa mia, sono le cose che quando mi vedono si nascondono!  Forse sono strutturalmente incapace,  ma insomma fatelo fare a qualcun’altro. Oppure datemi le coordinate precise: prendimi le chiavi col portachiavi rosso che ho lasciato in camera da letto sulla terza mensola dall’alto, tra il libro con la copertina gialla e il vaso da fiori blu, leggermente a sinistra. Ecco, così le trovo.
Immaginate che cosa posso fare quando lavoro in cucina con mia madre che nella concitazione del momento mi fa prendimi il coso che sta sulla cosa vicino al coso! È crudele, dai. Posso girare come una trottola e arrampicarmi sui muri prima di capire che era il mestolo.

Ecco perchè quando devo cercare qualsiasi cosa, e la cosa mi capita più spesso di quanto mi piacerebbe, mi dispero. Tanto più che sono una persona non proprio ordinatissima (e se è vero che l’ordine esterno riflette quello interno, fate un po’ voi). Ed ecco perché nella mia famiglia hanno imparato a non chiedermelo, o almeno di farlo quando proprio non possono farne a meno.

Però faccio progressi. Ieri, per esempio, ho trovato ben due cose che mia madre non era riuscita a trovare: i savoiardi e il caricabatterie della fotocamera (che odio visceralmente, perché scompare sempre, sempre!, per la miseria).

Ed è per questo che sono l’unica persona al mondo che quando trova i savoiardi si sente realizzata come il primo uomo che ha scalato l’Everest.

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