Mareggiata

Tento di guardare al futuro con fiducia. Ma soprattutto tento di guardare a me con fiducia, e quel che vedo mi disarma.
Che i periodi di stress evochino domande inopportunamente esistenziali s’era capito, ma non si può sempre dare la colpa alle circostanze. Certe domande è ben ora che ce le si faccia.
Mettersi di fronte a sé stessi è dolorosamente necessario. Ammettere senza nascondimenti quel che si vede nel riflesso nudo dello specchio.
E chiedersi: e adesso?

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4 pensieri riguardo “Mareggiata

  1. Mi ha sempre fatto piacere imbattermi in persone che si pongono le domande che ti stai ponendo tu, e che corrispondono a situazioni esistenziali che un po’ tutti prima o poi viviamo. Fa piacere perché vuol dire innanzitutto che esistono persone di grande sensibilità, e fino a quando questo avviene, c’è da essere ottimisti. Anche a me è capitato e capita, nei momenti critici, di mettermi davanti allo specchio e domandarmi “e adesso?”. Il problema, almeno per come la vedo io, è che lo specchio ci rimanda la nostra immagine e invece a volte avremmo bisogno di vedere come questa immagine si rifrange negli occhi altrui. Prima o poi si dovrebbe scoprire qualcosa che lo specchio non restituiva al nostro sguardo. Quando lessi le Memorie di Adriano, mi colpì molto una riflessione di Adriano – Yourcenar, e cioè che il modo forse più autentico per conoscersi è quello di autoesaminarsi, guardarsi dentro, ma è anche il modo in assoluto più rischioso e richiede enormi capacità introspettive per evitare errori disastrosi. Purtroppo mi sono reso conto sulla mia esperienza che i riscontri “esterni” non si posson evitare e a volte – a volte – sono preziosi.
    Terminato il mio “papiello”, sperando di non averti annoiata, ti rinnovo i complimenti per il blog che offre stimoli non da poco (per esempio ha prestato l’occasione per questo mio piccolo sfogo) e continuerò a seguirti con interesse, anche su anobii, dove mi ha molto interessato la tua recensione su l’insostenibile leggerezza dell’essere, che ho intenzione di leggere, visto che il precedente romanzo di Kundera che ho letto, la vita è altrove, mi ha incantato. Buona serata e ti auguro tutta la felicità che meritano le persone sensibili.

  2. Grazie cavaliere, mi hai tutt’altro che annoiata, anzi in quel che hai scritto c’è una dose di verità tale da far(mi) riflettere. Per mia abitudine sono abituata all’introspezione: fin troppo. Perché, per l’appunto, non si sa mai se questa operazione che compio su me stessa sia effettivamente utile e fino a che punto invece non risulti addirittura dannosa (gli specchi sono pericolosi, cambiano completamente immagine a seconda della prospettiva e non si sa mai mai per certo cosa potrebbero riflettere, se la realtà o l’illusione). Per questo mi sta venendo in mente che forse dovrei cambiare il mio modo di… pensare? Osservare? Giudicare? Progettare? Tutto insieme? O smettere proprio di farlo? Chissà. Qualcosa, insomma.
    Certo è che lo specchio che vediamo negli occhi altrui potrebbe essere molto utile, in ogni caso. E non a caso esterno i miei pensieri quassù. Vedremo dove andrò a parare.
    A proposito di Kundera, quella “recensione” l’ho scritta in un momento – questo – in cui sono immersa in riflessioni – queste – che tutto sommato non è detto c’entrino poi molto con il libro, o meglio con l’intenzione dell’autore. Però ogni libro è diverso in base a chi lo legge, e non so neanche io se è stato il libro a suggerirmi alcune delle mie riflessioni o io che ho attribuito alle parole significati particolari che mi parlavano, ma alla fine che importa? Il bello della letteratura è questo.
    A presto!

    1. Un peso che ondeggia in superficie e a volte si immerge più in profondità. Intanto, cammino. Intanto, mi ripeto quel che ho imparato e quel che voglio fare.
      E cerco di andarmi incontro, in qualche modo o in più modi, senza pormi limiti che non siano quelli umani.
      Insomma prendo atto e cerco di andare al di là dello specchio. Si può fare?
      Un abbraccio a te.

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