Dottore’

Scena iniziale: la sveglia suona alle sei. Sarà una lunga giornata. La mia prima tappa è la cucina: oggi voglio fare colazione in santissima pace. Il resto della famiglia si sveglia a rate e deambula per casa in stato semicomatoso. Poi chi corre per accaparrarsi il bagno, chi cammina a ritmo di musica caraibica… Non si sa bene perché ma a un certo punto iniziamo tutti a ridere. 

Il primo e il più grande dei miei grazie va alla mia famiglia, che è la mia vera forza e la mia roccia: non potrei neanche immaginare di essere qui senza di loro.

A M. F., la migliore compagna di strada che si possa desiderare. Senza di lei sarebbe stato tutto più difficile, e non parlo solo della ricerca di un tetto nei miei vagabondaggi da fuori sede.

L’amicizia però è anche quella che resiste al tempo e alla lontananza: grazie a M., L. e V. per avermi fatto scoprire cosa significa crescere insieme, e per ostinarsi ad avere un’opinione troppo alta della sottoscritta.

Un grazie a coloro che hanno avuto fiducia in me: è un regalo prezioso che spero di essermi meritata.

Un grazie anche a coloro che mi hanno incoraggiata a scegliere di fare ciò che amo, a volte senza neanche saperlo: probabilmente mi hanno accompagnata su una via difficile e più che mai precaria, ma almeno sono una persona senza rimpianti.

Grazie a chi ha condiviso con me questi anni universitari: è stato bello ridere, piangere, sfinirsi, sostenersi e irriducibilmente appassionarsi con voi. Grazie anche a chi ha contribuito alla bizzarria di un certo appartamento, che sono sicura a qualcuno manca come a me.

Devo ringraziare anche coloro che, volendo o meno, mi hanno posto degli ostacoli davanti: mi hanno insegnato su me stessa molte più cose di un sincero amico.

Un ringraziamento particolare va ai nonni, la cui presenza diamo troppe volte per scontata e il cui sostegno è invece fondamentale: soprattutto alla mia nonna, che mi ha insegnato l’importanza della memoria, e al mio nonno, che avrei voluto fosse qui. Purtroppo non c’è, ma non credo sia poi così lontano.

Stralci di ringraziamenti della tesi, dovuti.

Sì, lo so che è passata una settimana intera, ma sono stata un po’ impegnata; anzi, pare proprio che io sia più affaccendata ora di prima. Ma non durerà molto – spero: un po’ di riposo, poco, pochissimo, vorrei godermelo.

Sappiate però che è andato tutto bene: stranamente nulla è andato storto, la giornata è stata bellissima sotto tutti i punti di vista e io sono stata con le persone a cui tengo.

Leggerezza.

Il voto finale si è attestato sul 110 e lode, sono orgogliosa di dirlo, che diamine. Ma non finisce qui: nei prossimi tempi lavorerò ancora un po’ alla tesi. La storia del relatore che mi chiede se l’ho scritta da sola ha un motivo – bello, niente paura: a quanto pare il lavoro è piaciuto. Vi dirò qualcosa in più a cose fatte.

Scena finale: davanti a una gelateria buonissima, nel sole delle quattro del pomeriggio. Un quasi esasperato Emilio Solfrizzi mi fa le congratulazioni dopo che mia zia gli ha ripetuto tre volte che mi sono laureata. Cose che.

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8 pensieri riguardo “Dottore’

  1. Ho un sospetto che mi sembra molto bello in merito al tuo lavoro di tesi nel futuro. Incrocio l’incrociabile.
    I miei ossequi te li ho porti già. Sappi soltanto che quel giorno avrei voluto poterti abbracciare.
    Quando sarai più libera, vieni a trovarmi, eh!

    1. Sì, anche a me! Alla terza volta, dopo che mia zia ha ribadito il voto, lui l’ha guardata perplesso e se n’è uscito con un “E cosa vogliamo farle, una targa?” Sono rotolata dalle risate.

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