Cose che (non) sto facendo – Parte terza

(Preambolo: dalle date delle bozze, mi sono appena accorta che sto cercando di scrivere questo post dal 30 giugno. Prendetene atto con me e traetene le dovute conclusioni.)

Capita, alle volte, di essere coinvolti in cose che non avevamo neanche lontanamente preventivato. Cose che ti arrivano tra capo e collo e nelle quali, dopo una timida esitazione, ti lasci cadere con serena incoscienza fino a che ti ritrovi, senza sapere bene come, con la roba (e non diciamo che roba) fino al collo.

Capita. Che poi, possiamo dire quanto ci pare che capita, ma il punto che è lo facciamo capitare noi, perché se davvero non volessimo basterebbe dire no. E invece.

E invece succede che un giorno parti con l’intenzione di appiccicare un foglio di annunci di ripetizioni nell’oratorio del paesello e ti ritrovi a programmare un campo estivo per bambini e ragazzi della durata di quattro settimane – vi giuro, per quanto possa apparire strano, che è andata così. Sono diventata animatrice a mia insaputa. Non vi dico che razza di animatrice, poi, poveri figli.

Non avendo esperienza alcuna in questo tipo di attività (quando ero bambina io l’oratorio nel mio paesello manco esisteva e figuriamoci i campi estivi), sono stata piazzata subito ad organizzare uno degli aspetti più importanti di tutta la faccenda, ovvero i giochi – tanto per far fare le cose alle persone competenti. Di conseguenza ho passato quattro settimane a url parlare al microfono cercando di far giocare, possibilmente senza menarsi e senza farsi male e senza violare le disposizioni delle mamme (I giochi con l’acqua?? Non sia mai, e se poi si ammalano? A luglio con 40° all’ombra, signoramia? Mah) un centinaio di bimbi e regazzetti di un’età variabile tra i 6 e i 13 anni. Ve lo dico: ci vuole tanta pazienza. Ma è stato anche davvero divertente, e soprattutto ho scoperto un mondo a me sconosciuto, quello cioè dei campi estivi, per l’appunto.

Da bambina non ho mai auto esperienze di questo tipo: niente colonie, campi o anche solo gruppi di animazione nel paese o nella parrocchia. Siamo rimasti indietro da questo punto di vista; nella realtà quotidiana, poi, la Chiesa intesa come sostegno e servizio alla comunità non è stata più un punto di riferimento per diverse generazioni, compresa la mia. Di conseguenza, io ho solo una vaga idea di cosa significhi “animazione” o più in generale cosa significhi vivere in una comunità che si cura di raccogliere e far crescere insieme i propri bambini e i propri giovani, di educarli, di non delegare questa funzione esclusivamente alla scuola o alle sole forze della famiglia. Si tratta di un discorso lungo, che tutto sommato non sono neanche in grado di fare per bene.

A quanto pare in altre parti la situazione è molto diversa. Al nord, per esempio, pare che queste iniziative esistano ormai da tempo ed è tutto superorganizzato: si sceglie il tema e ci si fanno sopra le canzoni con le coreografie, le attività, i giochi, tutto. Il materiale è pronto già mesi prima dell’estate, fanno persino i video su youtube per le coreografie (e se ve lo state chiedendo: sì, ho ballato, ho cantato, ho saltellato, tutto quello che dovevo fare l’ho fatto, non mi sono tirata indietro. C’ho le prove fotografiche.) Poi ci sono anche le magliette, i gadgets, i libretti, i cartelloni… Insomma, roba seria. Gli animatori sono ragazzi e ragazze preparate e qualificate (oltre che folli, chiaramente), gli spazi sono adatti e per questo le iniziative sono finanziate anche dagli enti locali, perché sono un vero servizio per la comunità, non solo di tipo assistenziale, di semplice baysitteraggio, ma di carattere educativo.

Adesso capisco perché il nuovo Don, cioè il responsabile di tutto questo casino, una sera mentre parlavamo dell’organizzazione e del fatto che era così esperto e organizzato, mi fa: “Ma io sono di Bergamo” (e stacce!, sembrava aggiungere). È  stato in quel momento che ho compreso che mi stava sfuggendo un dettaglio di grande importanza. Ma ho imparato presto che avrebbe significato sgobbare.

Nella fattispecie: dalle 8 del mattino alle 5 del pomeriggio, che tra una cosa e l’altra diventavano spesso e non troppo volentieri le 6, cinque giorni alla settimana. Come volontariato, ragazzi, ho guadagnato parecchi punti e un pur minimo bagaglio di esperienza, non c’è che dire, e anche una bella raccolta di memorabili momenti.

Come quelle volte in cui ci si trova, pur essendo animatori, e neanche dei più esperti, a dover tenere lezioni di catechismo alle quali non si è assolutamente preparati, in tutti i sensi.

Io: “Allora, la Trinità è composta da Padre, Figlio e…?”

Bimbi: “Maria!” No. “Giuseppe!” Nemmeno. “Luca!!!”  Luca?!

Ho notato poi che il concetto di immortalità dell’anima, non so perché, risulta davvero ostico. Anzi, direi che proprio il concetto di anima non è chiaro.

Bimbi: “Ma cos’è l’anima?”

Io: “Mmmh. Beh, è una cosa che è dentro di noi, ma non si vede e non si tocca, è solo spirito”. (Ehm)

Bimbo: “Ah quindi è trasparente…” (*si palpa immotivatamente il braccio).

Ci sono poi i casi in cui il Vangelo si rivela essere deludente, come quando abbiamo letto il brano della donna adultera condannata alla lapidazione.

Bimba: “Ma perché la volevano uccidere?”

Io: “Perché a quei tempi se una donna tradiva il marito veniva uccisa.”

Bimba: “Ma allora oggi se mio marito mi tradisce io lo posso uccidere?”

Io: “No, oggi no!”

Bimba, delusissima: “Ma almeno gli posso dare un calcio?”

Insomma, ecco svelato l’enigma: parte di maggio, tutto giugno e un buona parte di luglio di quest’anno sono passati così, ad imparare il mestiere dell’animatore e ad entrare in contatto con nuove e diverse sensibilità, visioni, sguardi. Una bella fatica, ma anche una bella botta di vita, come si suol dire. Ma la storia non finisce qui: ci sono altre cose da raccontare… le svelerò nella prossima puntata.

[Bimba: “La conosci la canzone di Vasco Rossi? Quella che fa Susanna è una bambina tutta colorata  che quando va a ballare sembra un’aranciata… coi ricciolini in testa sembra proprio un confetto…  Sei proprio tu!” L’Ammmmore!]

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7 pensieri riguardo “Cose che (non) sto facendo – Parte terza

  1. Ohhhhh… io ci sono andata per anni al campo estivo! Da noi si chiamava C.R.E.S.! Quanti ricordi mi hai fatto riaffiorare! Anni dopo poi ho fatto anche l’animatrice, ma niente video di youtube, credimi! Giocavamo, coloravamo, facevamo la pizza e i ghiaccioli!

    1. Ahahaha ma che bello, i ghiaccioli noi non li abbiamo fatti! Adesso si chiama CRE Grest ed è tutto molto profescional, almeno su in Lombardia e dintorni – noi siamo più caserecci 😀

  2. Sarà faticoso, ma sembra un’esperienza decisamente divertente e importante. Io non sono mai andata al Grest o simili, ma ho passato un bel po’ di tempo nell’associazione Scout. Ora mi è venuta nostalgia 🙂

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