Del valore sociale e psicologico degli smanettoni

Martedì 8 gennaio, ore 03.00 di notte all’incirca: spengo il mio portatile, davanti al quale ho trascorso praticamente tutta la giornata (dieci ore su ventiquattro, più o meno), e vado a letto, prima che mi prenda un attacco epilettico. Per tutta la giornata ho lavorato a un documento che avrei dovuto consegnare entro il 10, ma che avevo calcolato dover finire entro martedì perché poi sarei stata occupata tra università e altro. Non mi sarei ridotta in quello stato, se il tipo che mi aveva commissionato il lavoro non mi avesse informato della scadenza soltanto il venerdì prima. Ecco. In ogni caso, la notte tra lunedì e martedì ho finito tutto, manca solo un’ultima revisione e poi posso inviare i documenti e togliermi il pensiero. Vado a letto soddisfatta di me stessa e con un gran bisogno di un massaggio al collo.

Martedì 08 gennaio, ore 09.30: ancora in pigiama, mi dirigo dove ho lasciato il pc poche ore prima e lo accendo. O meglio, ci provo. Perché il mio portatile non ha nessuna intenzione di avviarsi. Sta lì che fa finta di caricare il sistema operativo per interi minuti, il che non è una cosa naturale. Lo spengo e lo riaccendo. Lo fa di nuovo. Ci riprovo. Idem. Dopo quattro tentativi decido di andare di là a vestirmi sperando che al mio ritorno la situazione si sia magicamente risolta. Ovviamente non funziona.

Nel frattempo mi telefona proprio il tipo del lavoro per chiedermi come procede. E come vuoi che proceda? Benissimo! Ho quasi finito. Per giovedì mando tutto, certo. Figuriamoci se ti posso dire che ho appena perso tutto il lavoro fatto e che per consegnarti il lavoro in tempo dovrò passare altre 48 ore davanti a uno schermo, e la sola idea mi fa venire la nausea.

Salta tutto il programma della giornata, e potenzialmente anche quello delle successive. Chiamo il ragazzo di mia sorella, che come tutti i ragazzi di sorelle maggiori è un discreto smanettone, il quale mi dice che arriva a ora di pranzo per una diagnosi.

Vado a farmi una lunga doccia sperando che al mio ritorno la situazione si sia non dico risolta, ma migliorata. Stavolta funziona, perché nel frattempo è arrivato D. lo smanettone che sentenzia: è l’hard disk che si è perso un file di sistema. Come, è un mistero. E quindi? Quindi adesso lo smontiamo e lo colleghiamo a un altro pc e tiriamo fuori tutto. Bene, ottimo. Magari non tutto è perduto.

E invece no, perché oltre ad essere immotivatamente complicato smontare un hard disk da un Sony Vaio, lo dico per dovere di cronaca, il suddetto non ha nessuna intenzione di farsi leggere da chicchessia; al massimo, dice, mi puoi formattare.

E adesso sì che sono cazzi, direbbe qualcuno. Io no, ché sono beneducata. Che si fa?

Si fa che io riprendo in mano le scartoffie, mi piazzo davanti al pc di mia sorella e ricomincio a scrivere da capo, rassegnata; la mia unica speranza è l’amico di D., che forse ha un programma che funziona che fa così e cosà… si vabbè, tentiamo, io intanto scrivo. Indomita. Tranquilla. Incredibile, manco una crisi di nervi ho avuto. E da dove arriva ‘sto autocontrollo?

D. scompare col mio hard disk. Io scompaio dentro lo schermo di un Mac: altro pomeriggio a rischio epilessia, e a sera sono convinta che ne avrò per i due giorni successivi. Programmi rovinati, giornate perse. Bel casino.

Ma poi, magicamente, in tarda serata arriva il verdetto: tutto risolto, il programmino ha funzionato! Frullo via il pc, finalmente, mentre penso alle dimensioni della statua da costruire in onore dell’amico di D.

A volte spegnere il pc è veramente una liberazione. E avere un amico smanettone salva la vita.

Tutto questo per dire che un buon proposito per l’anno nuovo (ma non più così nuovo) è dotarsi di un hard disk esterno. (Ci sono arrivata, eh?)

[Eh ma sono cose che succedono. Sei proprio ingenua/tonta. Perché non hai un hard disk esterno? Poi non ti lamentare…Ti è andata anche bene. Ecco, quelli che parlano così mentre tu sei lì disperata e stanca, possono avere tutte le ragioni del mondo, ma io li piallerei con un rullo compressore.]

[Comunque, intanto studio per un esame di critica letteraria che dovrò dare tra una settimana. Ovviamente in chiusa style. Mai che si cominci per tempo, no?]

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3 pensieri riguardo “Del valore sociale e psicologico degli smanettoni

  1. Storie di ordinaria amministrazione qui, dove il digitale ci fa sentire precari a vita. E la nausea, la nausea… Dopo il 27 prendo un mese di vacanza dal computer, così dico.

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