Di cose in sospeso e gente che si ricorda il mio nome

Tempo fa mi ero ripromessa di completare le cose lasciate in sospeso su questo blog. Ecco, stasera, giusto perché andare a letto ad un’ora decente per una volta mi sembrava brutto, ho deciso di mantenere le promesse.

Come forse qualcuno ricorderà, qualche mese fa sono riuscita finalmente ad andare a Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria, e mi è piaciuta moltissimo. Sono stata chiusa lì un’intera domenica, a parte una puntata al McDonald’s alle tre del pomeriggio (nei dintorni il più vicino ma soprattutto il più economico per le tasche studentesche, mie e dell’amico che mi ha sopportato per tutto il pomeriggio mentre lo trascinavo per stand e incontri).  Fuori il freddo e il vento, dentro i colori e le voci, e il timbro sulla mano per quando si esce e si rientra. C’era anche lo stand della Bao, ovvero la casa editrice di Zerocalcare, ed è precisamente lì che mi sono piazzata in fila per farmi firmare La profezia dell’Armadillo dall’autore, il quale, ovviamente, lo ha fatto a modo suo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Trattasi del Porta-Spade di Damocle, che i lettori della Profezia ben conoscono. Me lo ha disegnato in due minuti su mia stessa richiesta (disegnava qualsiasi cosa gli chiedessero, ed era meglio che lo facessero, perché non aveva la forza di inventare alcunché), infilato in un angolo della scrivania dello stand, mentre rispondeva alle domande di un’intervistatrice seduta praticamente per terra, incastrata tra lui e la parete, armata di registratore e di buon equilibrio. Quando gli ho chiesto quel soggetto ho temuto che fosse troppo lungo e complicato, considerato che stava facendo due cose contemporaneamente e che avevo una folla di gente in attesa che mi premeva alle spalle. Ma lui ci ha pensato un po’ su e ha detto no no, se po fa’, e così è andata.

(Susa’, io me conserverei pure i resti della gomma da cancella‘ è stato il commento del mio amico, che condivido).

Ma questo non è l’unico incontro fatto quel giorno, perché mentre ero davanti allo stand della Sellerio mi passa davanti un tipo con occhiali e pizzetto dall’aria vagamente familiare. Il tipo entra nello stand, saluta, dopodiché si mette, ebbene sì, a vendere i libri. Era Marco Malvaldi, autore toscano di libri gialli dall’accento irresistibile e dal sorriso gentilissimo, di cui io avevo appena comprato l’ultimo libro, Milioni di milioni.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAbbiamo passato una decina di minuti a chiacchierare, finché non lo ha chiamato qualcuno della casa editrice. Lui ha voluto che gli dessi del tu, e ha voluto sapere il mio nome. Qualche ora dopo, ripassando davanti allo stand con il mio amico, l’ho trovato ancora lì. La fiera era quasi finita e stavamo per andarcene tutti. Ah, Susanna! mi ha detto (sono rimasta di stucco. Sarà che sono sempre ammirata dalle persone che riescono a ricordare i nomi degli altri, al contrario di me) e mi ha presentato la moglie. È stato così cortese e simpatico che mi ha dato l’impressione che saremmo potuti andarci a prendere un caffè come se ci conoscessimo da tempo, e forse avremmo potuto farlo davvero, ma stava andando via e tutto sommato la faccia tosta a volte mi manca totalmente. Ma se dovessi incontrarlo per le strade di Pisa glielo offrirei, quel caffè.

Nella giornata ci sono stati anche altri incontri: ho assistito alla presentazione del libro di Diaz, che è un argomento che mi sta a cuore, ho riso alle poche battute di Zoro che capivo, dato che parlava di calcio, e ho cercato di andare ad ascoltare Camilleri, ma la folla era tale da riempire la sala e il corridoio antistante. Così mi sono ritrovata seduta in una piccola stanza con poca gente ad ascoltare Concita De Gregorio che presentava un libro di favole per bambini. L’autore, Andrea Satta, che è un musicista ma anche un medico, ha raccolto le voci di mamme e padri provenienti da tutto il mondo, come si possono trovare nella sala d’aspetto di un ambulatorio di Roma. Raccontarsi fiabe è diventato per loro un modo per superare la diversità e l’isolamento, e per noi un viaggio nelle culture dei Pesi più disparati, che però, curiosamente, condividono spesso le stesse storie, pur se in forme diverse. Il libro si chiama Ci sarà una volta e ancora non l’ho letto, ma mi sono innamorata della storia che gli sta dietro e delle storie che ho ascoltato, quindi lo farò presto. E per la cronaca, sapete che quando la De Gregorio legge le fiabe fa anche le voci dei personaggi?

Poi, ancora, ho girato tanti stand, sfogliato libri, chiacchierato, provato ebook reader, preso montagne di segnalibri bellissimi e volantini colorati. Quando sono uscita era notte ed ero stanca morta, ma avevo i miei bravi timbri sulle mani, i miei libri e tutto il resto. Quest’anno ci tornerò e mi organizzerò molto meglio, anche se la cosa più difficile, in fondo, è stata una: controllare la tentazione quasi irresistibile di spendere tutto lo spendibile. Andare a queste cose fa male, eh. Siete avvisati.

Annunci

3 pensieri riguardo “Di cose in sospeso e gente che si ricorda il mio nome

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...