Insomma i soliti casini

Non so se è peggio avere amici tristi, se non depressi, quando si è già di per sé tristi e/o depressi, o se è peggio avere amici tristi se non depressi quando di per sé invece si è felici se non entusiasti.

Ma forse la cosa va posta in un altro modo: cioè non so se è peggio avere amici con i soliti casini, occasionalmente più gravi magari in questo preciso momento, quando si hanno già di per sé i soliti casini, e magari anche più rognosi del normale, oppure avere amici con i soliti casini, occasionalmente più incasinati, mentre i casini di per sé non si hanno, o meglio ancora sono avvolti da una nube di serenità, se non felicità, che te ne fa infischiare altamente tantocheallafine  ohinqualchemodosifaràintantosorridicheguardaquantoèbellalavita!

Ecco.

E con questo lambiccamento torno sui libri.

(Anche perché poi glielo racconti all’esame, Lose, quant’è bella la vita e che in qualche modo si farà. Ah-ah. Fai la splendida, fai.)

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11 pensieri riguardo “Insomma i soliti casini

    1. E già! (“Se non entusiasta”). Per questo la domanda mi sorge (spontanea): solitamente sono di per me incasinata, se non triste (o malinconica, forse è più azzeccato), soprattutto in certi periodi (sotto esami, tanto per dirne una), per cui a chi incrociava la mia strada con lo stesso stato d’animo potevo dire “siamo sulla stessa barca”. Il nuovo stato, invece, rappresenta un piacevole cambiamento. E l’aspetto più interessante, quello che mi stupisce di più, è la durevolezza: è gioia vera, non è un sorriso che si consuma e scivola via. Bellissimo scoprire questa me.

      1. Oh, sì! 🙂
        Magari la tua buona disposizione mostrerà la strada a qualcun altro! E allora sarete su una barca più bella tutti insieme di nuovo!

  1. Di solito, per quel che mi riguarda, riesco benissimo ad aiutare gli altri dispensando consigli tanto puntuali quanto utili. Gli stessi consigli che però non riesco MAI a seguire per me stesso.
    Ne avevo scritto, tempo fa, parlando dell’altruismo “egoriferito”…
    Mah!

    1. Nah, io sono incapace di dispensare alcunché in ogni caso. Però non so, magari so ascoltare i casini, a quanto pare. Però c’è da dire che ho opinioni e idee chiare su un sacco di fatti altrui (anche se magari non le esprimo, per delicatezza e anche perché non sono fattacci miei, spesso) mentre sui miei non faccio che brancolare, e magari in casini simili a quelli altrui farei peggio di loro. Degli altrui, intendo.

  2. Lambiccamento; quanto stai avanti. Ai miei tempi si chiamavano volgarmente ‘seghe mentali’, ma il linguaggio giurassico credo non faccia testo nelle tematiche odierne. Forse il peggio è non avere amici. Forse il meglio è essere felici. Ed essere felici senza amici com’è? Perché se sei infelice con un amico depresso puoi sempre fare a gara a chi si lamenta di più delle sue sfighe, e se vinci sei lo stesso contento. Perché se sei felice con un amico depresso puoi sempre essergli da modello, speranza, luce alla fine del tunnel. Perché se sei depresso con un amico felice puoi sempre prenderlo come modello, speranza, luce alla fine del tunnel oppure iniziare ad odiarlo, quello dipende. Ma se non hai amici, a chi puoi dirlo se sei felice o triste? Quindi la cosa meglio è fare gare di sfighe, confrontarsi, sperare, condividere, a prescindere dallo stato mentale, cheallafineohinqualchemodosifaràintantosorridicheguardaquantoèbellalavita! Uff… che sforzo mentale affannoso, laborioso e probabilmente vano scrivendoti questa risposta, torno a lavorare. 😉

    1. Sì, anche ai miei tempi si chiamano seghe mentali, è che “lambiccamento” è più musicale. Rende esattamente il rumore meccanico che fanno i neuroni quando si avvitano su queste ruote dentellate di pensieri in cortocircuito. E poi è una parola che ho scoperto esistere recentemente, apposta per scrivere questo post in effetti, e dato che io sono come i bambini che quando hanno un giocattolo nuovo lo vogliono usare subito l’ho dovuta piazzare lì per forza.
      Ma per tornare a noi, in effetti il peggio è non avere amici. Anzi, il peggio del peggio è avere i soliti casini senza amici. Perché se si è felici poco male, si è comunque in stato di grazia (anche se, mi chiedo, che felicità è se non può essere condivisa? E quindi, in definitiva, esiste la felicità senza amici? E quindi, in definitiva, il peggio del peggio forse è proprio essere felici senza amici, perché è una felicità finta, una recita? Lambiccamento a chiocciola mode on).
      In ogni caso, essere felice con un amico depresso non è un granché. Sapevo già che essere depressi o giù di lì con un amico felice non è un granché (grande esperienza in materia), ma non avevo mai pensato alla situazione capovolta. Non puoi essere veramente te stesso per paura di ferirlo, e anche di essere odiato (quella cosa che dipende, no? ecco), e puoi ritrovarti alla fine di un pomeriggio passato insieme dopo settimane che non vi vedevate a pensare che l’amico, perso (giustamente) nei suoi problemi, non ti ha chiesto nemmeno una volta come stavi. E ti senti pure in colpa per esserci rimasto un po’ male.
      Ciononostante, la cosa migliore è avere amici. E la cosa migliore di tutte è avere amici e, pur con i soliti casini, essere insieme, quando ci si riesce (come ho scritto molto tempo fa in un post che aveva a che fare anche quello con la felicità e l’amicizia, e con un sogno visto in fondo a un pozzo, e che anche tu hai commentato, all’epoca.)
      (Uno sforzo non vano, il tuo, comunque.)

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