Stagista perché

C’è sempre quella manciata di cfu (crediti formativi universitari, o anche: la morte) che ti manca per completare il quadro del fottuto pds (piano di studi, o anche: l’INFERNO) e che non sai mai come dovrebbero essere coperti. Ti piazzano lì quei 2, 4, 6   – la cifra cambia di corso in corso – di aaf (altre attività formative, o anche: maccheccazz…?) e nessuno che ti sappia dire cosa mai dovrebbero significare, cosa dovresti fare, ma soprattutto perché. Quest’anno i 6 crediti che mancano sono classificati come “avviamento al mondo del lavoro”, il che significa che se vuoi laurearti sarebbe bene che andassi a cercarti uno stage o tirocinio rigorosamente non retribuito che copra almeno 150 ore di attività, letto, sottoscritto e approvato dalla facoltà. L’alternativa è seguire uno o più laboratori universitari (il numero dipende dal valore in crediti sonanti), di quelli a numero chiuso perché se siamo in più di dieci giustamente non è un laboratorio di esercitazioni ma un corso come tutti gli altri.

Quest’anno io mi sono mossa per tempo. Era solo ottobre quando mi sono messa in moto per capire dove raccattare questi pochi, maledetti (ma non certo subito) crediti. Potevo scegliere tra due alternative, entrambe con lati positivi e negativi: lo stage è obiettivamente più interessante, fa curriculum e soprattutto consente di uscire finalmente fuori dalle aule e fare un po’ di esperienza, ma trovarne uno è uno sbattimento senza pari (non sembra, ma oggi le aziende non ti vogliono neanche gratis, soprattutto le case editrici), fa perdere un sacco di tempo, è potenzialmente un peso che rallenta l’università e manco ti pagano. Il laboratorio è più comodo (ammesso che si riesca a iscriversi in tempo), basta andare in facoltà come al solito e scrivere qualche relazione, e alla fine non fa neanche media… però ci sono dei contro che possono essere riassunti in un’espressione breve ed efficace: e che palle. Insomma, bisognava fare una scelta. E io ovviamente ho scelto….

Entrambi. Dopo aver passato due mesi a mandare curricola, ho iniziato prima di Natale uno stage in una casa editrice romana, mentre al secondo semestre seguirò il laboratorio del mio relatore (il motivo per cui lo seguo, come avrete capito, è racchiuso nella parola relatore.)

La casa editrice è questa qui. Pubblica una rivista culturale e letteraria, Storie, ma ormai lavora prevalentemente online, tra il sito e Facebook. Tempo fa seguii un loro corso di scrittura a distanza, e non andò male. E anche ora la mia occupazione è scrivere, cosa che non mi dispiace. Insomma, tutto questo per dire due cose:

1. ma perché  mi complico la vita?

2. Questi sono i post del mio sacco: se vi piacciono (o almeno se non vi fanno proprio schifo schifo) laiccate. Poi se volete laiccate anche la pagina Facebook di Storie, ma soprattutto condividete, condividete, condividete. O anche no; del resto, se avete dubbi sul valore di una che scrive “laiccate”, non posso che darvi ragione.

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