Ritorni e partenze

Sono passati cinque mesi da quando ho scritto l’ultimo post, fatta eccezione per quelli che ho saccheggiato qua e là perché dicevano con parole non mie cose che avrei voluto dire – o sentirmi dire – anch’io. Fa uno strano effetto tornare a compiere un gesto che fino a non moltissimo tempo fa era naturale, sicuro, del tutto mio; ora sono quasi trepidante, timorosa, e mi scopro a sforzarmi di pensare in scrittura, di pensare per scrivere, per comunicare, e non per tenere i pensieri solo in me – qualcosa che prima mi riusciva molto più facile. Devo aver perso la familiarità con le parole, e forse pure un po’ con il cuore e con i modi in cui parla alla mente. Ma del resto, cos’ho da dire, io, oggi? E a chi? Dire che scrivo solo per me stessa sarebbe vero solo in parte: proprio ieri leggevo Eco, che forse non ha torto nel pensare che se domani un cataclisma spazzasse via l’umanità oggi non scriverebbe più nessuno, anche coloro che pensano di scrivere solo per sé. Perché in fondo le parole sono fatte per essere lette, e chi scrive lo sa.

Sono mesi, però, che non scrivo. E pensare che in questo lasso di tempo ho ricevuto più visite e iscrizioni al blog di quelle degli ultimi anni messi insieme. Vorrà dire che sono più efficace e seguita quando penso bene di tacere? In ogni caso, ringrazio coloro che si sono avvicinati a questo blog e che hanno avuto la sfortuna (o la fortuna, dipende dai punti di vista) di farlo proprio quando l’ho quasi abbandonato.

E cercando un perché di tanta trascuratezza, mi viene sorprendentemente in mente che l’idea della pagina bianca di questo spazio mi fa – diciamocelo pure – un po’ paura. Perché scrivere qui vuol dire, spesso, scavarmi dentro; e io, forse, non ho poi tutta questa voglia di scavarmi dentro. Sarà che c’è tanta vita fuori da inseguire, sarà che questa generazione di precari rende precario anche il pensiero (che banalità), sarà che gli impegni si moltiplicano e le energie si dimezzano; sarà che proprio questa vita fuori che cresce e corre e ho quasi l’impressione che mi lasci indietro mi scava dentro in modi nuovi e mi lascia a fare i conti con quello che ne viene fuori.

Il che è una contraddizione. Ma cosa non è contraddittorio in questa nostra anima?

Intanto, in questi mesi si è accentuata la mia itineranza – la mia precarietà, sì, non c’è niente da fare. Sempre in bilico sulla soglia, con uno zaino mai completamente disfatto e il beauty – solo per fare un esempio – che ormai è diventato un astuccio che mi porto dietro, sempre in modalità viaggio, come un sacco di altre mie cose. Il viaggio, in realtà, non è mai troppo lungo, né mi porta a scoprire luoghi diversi – se non metaforici; però è perenne. I miei vestiti sono distribuiti in due case, ho il doppio di molte delle mie cose, ho un mazzo di chiavi più grande di come dovrebbe essere. La mia vita si sperde tra la casa dove sono cresciuta e Roma, la metro, l’autobus, i tramonti tra i palazzi, le biblioteche, Rebibbia e quel monolocale dove tutto dovrebbe sembrare compresso ma non lo è.

E adesso sto per ripartire. Come ho fatto un anno fa.

E anche un anno fa, a quell’altezza, era stato lungo il silenzio pieno di vita di questo blog. Le cose sono un po’ diverse, sotto molti aspetti, ma non in altri; ho ancora così tanto da viaggiare (e alla metafora, di nuovo, non si sfugge).

Farlo anche quissù, però, ha tutto un altro sapore. Me ne accorgo solo ora, ma mi è molto mancato.

Annunci

8 pensieri riguardo “Ritorni e partenze

  1. ok, ho appena trovato questo blog e iniziato a seguirlo…sappi che ho anche appena ri-aperto un blog dopo che nel vecchio non scrivevo da febbraio, e che nell’ultimo anno mi ero praticamente ‘sforzata’ di scrivere nel tentativo di non perdermi pezzi di vita… insomma, capisco bene questa sensazione. penso sia solo bisogno di aria nuova, anche se non ti conosco: vita nuova, aria nuova, e la scrittura viene da sé.
    piacere, in ogni caso! 🙂

    1. Piacere mio! E piacere che tu sia arrivata fin qua! Forse hai ragione, magari c’è solo bisogno di aria nuova… o forse l’aria nuova c’è già, e allora bisogna trovare un modo nuovo di raccontarla. Staremo a vere 🙂 a presto – spero – in ogni caso! 😉

  2. Beh, ti stavo aspettando!
    Io scrivo quando sono inquieto (guarda la frequenza dei miei post e fai tu).
    Se fosse anche per te così… forse significherebbe che sei guarita. Ma magari per te non è così.
    Ad ogni modo, ben ritrovata!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...