Trovare il posto

La scorsa notte ho sognato. Non è una notizia: come chiunque, sogno tutte le notti, ma a differenza di molti, ricordo quasi sempre quel che ho sognato, spesso con grande vividezza. Solitamente posso raccontare quel che ho sognato con una certa precisione. E sono sogni spesso lunghi, e articolati. A volte la sensazione dominante del sogno – ce n’è sempre una – mi rimane così attaccata addosso da condizionarmi tutta la giornata, e trascorro tutto il tempo che mi separa dal nuovo sonno con i fotogrammi che mi appaiono brevemente davanti agli occhi nei momenti più impensati, e con un sentimento così remoto da non sembrare mio che mi si appiccia dentro come una sostanza vischiosa che deforma ciò che vedo e che provo.

La scorsa notte ho sognato, ma non si è trattato di un sogno così intenso. In compenso, è stato un altro dei grandi classici del mio inconscio: mettere in scena una me stessa vista da fuori, una me stessa completamente – o, in ogni caso, molto –  diversa dalla realtà. Stavolta ero una liceale spigliata e menefreghista (cosa che non sono mai stata) che salta interi giorni di scuola senza preoccuparsi eccessivamente (men che meno) e che si fa beccare da un poliziotto con la sigaretta in bocca su un autobus (mai stata una fumatrice, tantomeno sugli autobus pubblici). Senonché, di fronte alle richieste dei documenti da parte del poliziotto, qualche rimembranza della “vita reale” sembra riemergere: nel sogno inizio a giustificarmi dicendo che è la prima volta che mi capita una cosa del genere, che in realtà sono una brava ragazza, che ho ottimi voti, che è un periodo così.

E dentro di me penso, ma come ho fatto a cacciarmi in questo casino? E però che diamine, penso anche; cosa ci sarà mai di tanto grave? Ma perché tutti si agitano tanto? In fondo ho avuto solo un po’ di sfiga, e che palle adesso dovermi giustificare, ma tutto sommato mi scopro a non pentirmi affatto di aver saltato la scuola, di essere andata in giro a fumare con le amiche, ma soprattutto di non essermi preoccupata di tutto questo, di fare qualcosa di sbagliato, di irreparabile.

Questo mio essere così deliziosamente incosciente, nei miei sogni, al contrario di come sono in realtà, dovrebbe dirmi qualcosa. Ma non è questo quello di cui volevo parlare. Il punto è un altro; è quel mio confondersi di realtà e sogno, nel momento in cui, di fronte alla prospettiva del casino che mi si profila davanti, inizio a ricordarmi di me stessa, e a chiedermi come è possibile che l’unica volta in cui vengo meno al mio autocontrollo, l’unica volta in cui mando al diavolo le regole,  ecco che proprio quell’unica volta, come nella migliore legge di Murphy,  mi beccano; proprio io che normalmente sono tutt’altro. E non mi riconosco più; sono confusa, perché non avrei mai pensato di poter essere così diversa. Che mi succede?, mi chiedo. Perché l’ho fatto? Come è possibile che io possa essere anche così?

Ecco, quella stessa domanda me la sono fatta oggi, poco fa. Del tutto lucida, senza alcunché di onirico. E mi è tornato in mente quel sogno all’istante. Perché, davvero, ci sono cose che mai avrei pensato di essere, e invece pare che lo sia. Proprio io che mi credevo tutt’altro. Proprio io che credevo mi venisse così facile, essere in un certo modo.

Proprio io che volevo, fortissimamente, essere tutt’altro, e pensavo solo di dover aspettare il momento in cui questa me sarebbe sbocciata, avrebbe trovato finalmente il posto, nell’incavo di un braccio, per esserlo.

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3 pensieri riguardo “Trovare il posto

  1. Mi piace questa ricerca di conferme.
    Una sorta di grido che possa fissare concetti.
    Eppure la verità si nasconde nella titubanza della lettura.
    The magician – (Darius remix) sunlight feat. Years & amp.

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