Ma all’università non si davano gli esami?

Giornata lunga e spossante e non è ancora finita.
La principale causa della mia spossatezza è facilmente individuabile: la facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza ha deliberato una sospensione (da notare: sospensione, non blocco. Se fanno il blocco li accusano di interruzione di pubblico ufficio, ma chi meglio dei prof di lettere sa usare le parole?) degli esami della sessione di luglio. Il che vuol dire che non si può, al momento, sostenere esami fino alla sessione di settembre. Il motivo è la finanziaria del governo unita alla riforma dell’Università in questi giorni in discussione al Parlamento. La protesta nasce soprattutto da borsisti, ricercatori e professori più giovani che saranno fortemente penalizzati dai tagli: i colpi di genio del governo segano la ricerca e il turn-over, al contrario delle belle parole di cui si riempiono la bocca.
Sono d’accordo con i professori, bisogna protestare e farsi sentire.
La mia perplessità è: davvero credono, queste grandi menti universitarie, che impedire agli studenti di sostenere esami sia un’efficace forma di protesta? Credono che alla Gelmini, quella che parla di meritocrazia ed è laureata a Reggio Calabria, importi qualcosa se per le loro proteste centinaia di studenti saranno costretti a perdere borse di studio, ritardare la laurea, andare fuori corso, intasare gli appelli della sessione successiva, pregare e insultare i professori in pari misura? Perché questo succederà. Gli studenti che si devono laureare dovranno rimandare la laurea (qualche professore pensava di sospendere proprio le sedute di laurea, ma è parso troppo anche a loro), quelli che hanno le borse di studio Laziodisu e devono dare determinati esami entro agosto perderanno i soldi, quei pochi che già non sono fuori corso ci andranno pesando di più sull’università stessa (poi parlano della qualità degli atenei, ditelo che lo fate apposta a renderci tutto più difficile) e sulle loro famiglie. E si creerà una spaccatura tra professori e studenti: anzi, si è già creata.
Perché questa decisione danneggia solo noi. Non è valido in questo caso il principio per cui “uno sciopero non è tale se non crea disagi” perché i problemi che questo “sciopero” crea sono ristretti a una minoranza di persone che non hanno strumenti per farsi sentire, anzi sono coloro che dovrebbe essere tutelati: uno sciopero che danneggia le stesse vittime della decisione che si vuole contestare! Invece di protestare insieme, di fare fronte unito, stiamo andando gli uni contro gli altri!
Ci accusano di essere egoisti, di pensare solo al proprio orticello: proprio loro, quegli stessi professori che hanno preso una decisione al chiaro scopo di strumentalizzare gli studenti, di fare i modo che siamo noi ad andare per le strade e protestare per quello che sta succedendo, e a farlo anche a nome loro. Quegli stessi professori che l’anno scorso ci accusavano di usare strumenti di protesta obsoleti e inefficaci, di manifestare solo per perdere tempo e non andare a lezione. Dov’erano loro quando noi protestavamo contro la Gelmini? Che facevano? Si sono svegliati solo adesso? E se i nostri modi erano ridicoli i loro come sono?
Sono eticamente sbagliati. Non è questo il modo di farsi sentire, non c’è niente di giusto in questa decisione. Non siamo noi gli egoisti, sono loro che non hanno pensato alle conseguenze delle loro azioni e continuano a non interessarsene.
O almeno, questa è l’impressione di molti studenti; questo è quello che fanno almeno parte dei docenti. Io non credo che si rendano pienamente conto di quello che fanno: ci sono baroni che vivono in un mondo che non è il nostro, non è quello degli studenti lavoratori, degli studenti fuori sede, degli studenti con borse di studio o degli studenti e basta, semplicemente.
Io credo che loro abbiano tutte le ragioni, come le abbiamo noi: ma, a quanto pare come noi, non sanno trovare la strada giusta per farle valere. Come al solito ci riduciamo a una “guerra tra poveri” in senso lato, dove chi ci rimette sono sempre quelli che hanno meno potere.

In conclusione, io sono frustrata da questo stato di cose e passare la giornata davanti al pc per cercare informazioni è stancante almeno quanto studiare senza sapere se può dare l’esame.
E come al solito le cose succedono tutte insieme, piove sul bagnato, l’umore va a terra, l’Italia esce dai mondiali come se me ne fregasse qualcosa ma ce lo metto lo stesso perché fa numero. E perché ho visto gli ultimi dieci minuti della partita. Siamo fatti così, l’italiano non cambierà mai.

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3 pensieri riguardo “Ma all’università non si davano gli esami?

  1. Sessione notturna? Dimmi che c’hai provato…. non potevi perderti questa chicca!! aspetto uno dei tuoi fantastici resoconti 😉
    a presto!!
    baci

  2. corriere della sera on line, con rimando alla sezione romana…
    m’è rimasta nel cuore, che ci vuoi fare?

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